|
Taccuino 1
di Danilo
Sidari
Trecento dollari mi è costato quel telescopio portatile, ma
sono stati soldi spesi bene!
Ma non l'ho mai usato per osservare pianeti e costellazioni,
no! Mi serviva per prendermi una vista delle bagnanti, quasi
sempre in topless, giù alla spiaggia di Maroubra.
Dal terrazzino tre metri per due dell'appartamento bi-locale
in cui vivo, nascosto dietro una tenda parasole, osservavo
per ore quei corpi flessuosi esposti al sole.
Ne scrutavo i particolari, ne studiavo le rotondità,
l'eleganza, la loro armonia nel contesto del paesaggio
marino circostante. Ne facevo elemento di arricchimento di
questa mia personalissima ricerca di un segno artistico
neo-classicheggiante. Per finire inevitabilmente con il
farne oggetto della mia fantasia, trasformandoli in corpi
martoriati dalle sevizie.
Comunque un paio di settimane orsono, mezz'ora dopo il
tramonto, quando ormai la spiaggia era quasi deserta ed io,
grazie al telescopio, vagavo con lo sguardo alla ricerca
dell'intimità del mio vicinato, ecco che la fortuna ha
voluto premiare la mia curiosità.
Circondata da palazzine tipicamente turistiche con tanti
appartamenti che si affacciano sull'oceano, c'è una casa
monofamiliare, con il suo bel giardino delimitato da una
siepe di pitosforo, due eucaliptus, una pianta di limone, il
passo carraio che termina in un garage nel quale una vecchia
Holden del '67 arruginisce lentamente. La abitano i vecchi
coniugi Flindermann.
Tra loro e i vicini di casa non corre buon sangue perchè
alla scarsa cura che dedicano al loro giardino, viene
attribuita la presenza di topi e scarafaggi nel vicinato.
- Che tirchi - dicono - d'accordo che sono anziani, ma
potrebbero almeno ogni tanto pagare un giardiniere- e bla,
bla, bla, chiacchiere di vicinato, appunto!
Io, data la mia misantropia, faccio eccezione. Non ho
rapporti di nessun tipo con i vicinanti: preferisco
osservarli segretamente ed a loro insaputa.
L'altra sera, appunto, il mio occhio indiscreto frugava
attraverso le finestre della casa in questione: le veneziane
erano semi-abbassate ed io, malgrado ormai la luce andasse
calando, vidi chiaramente il vecchio arrotolare il tappeto
del soggiorno, alzare una botola ed introdurre nel cavo del
vecchio parquet un rotolo di banconote.
Che brivido! Una ridda di sensazioni tumultuose fece
accellerare il mio battito cardiaco ma non per questo smisi
di osservare attentamente.
Con fare circospetto, come se si sentisse osservato, ah ah
ah, buona questa, il vecchio richiuse la botola e risistemò
il tappeto nella sua posizione originale.
Una scarica di adrenalina attraversò come un'onda potente e
schiumosa il mio essere e mi shakerò al tal punto che mi
tremarono le gambe e dovetti sedermi. Ma respirai diverse
volte profondamente e finalmente realizzai che non mi
restava che studiare per qualche giorno i movimenti dei due,
determinare il momento adatto per agire ed impadronirmi
quindi del malloppo.
Che meschinità! Allora avevano ragione i vicini! I
Flindermann intendo, che ostentano una vita quasi di stenti
e poi tengono, o meglio tenevano, nascosti sotto il
pavimento, centinaia di migliaia di dollari. Solo in titoli
nominali, a cui ho dovuto ovviamente rinunciare, c'erano più
di duecentoquarantamila dollari.
Così ho dovuto accontentarmi, si fà per dire, dei restanti
centodiciottomila e trecentoquaranta dollari in banconote da
venti, cinquanta e cento: niente male! E poi senza colpo
ferire. Come da me previsto, la polizia, dopo aver accertato
che i vari sospetti espressi dai due anziani coniugi, altro
non erano se non ripicche di vicinato, ha indirizzato le
indagini sulla microcriminilità locale: lontano da me!
Per precauzione, anche se a malincuore, mi sono subito
disfatto del telescopio e poi comunque, visto che non ho mai
avuto attriti con loro e che mi faccio gli affari miei,
credo che i due non mi abbiano mai neanche incluso nella
loro lista di persone sospette.
Ed ora sono quì, accomodato sul divano nuovo, e mi godo la
sensazione di benessere che solo la consapevolezza di un
futuro roseo come il mio può procurare.
Il divano, insieme ad un nuovo videoregistratore, sono le
uniche spese che mi sono concesso: non voglio assolutamente
destare sospetti con spese spropositate alla mia condizione
ufficiale di disoccupato che sopravvive con l'assegno del
Centrelink. E poi i due pezzi d’arredamento sono
un'investimento!
Nel senso che sono utili alla mia attività, chè io
un'occupazione ce l'ho anche se non la posso mica rendere
pubblica! Mi serviva un nuovo videoregistratore e poi,
quando duplico le cassette, devo pur sedermi da qualche
parte per visionarne la qualità, no? Così il divano è venuto
di conseguenza. Il mio commercio di materiale porno và a
gonfie vele e mi permette di vivere decorosamente
Certo col tempo ho dovuto, per così dire, adeguarmi alle
richieste della clientela. Ho via via arricchito il
campionario di pornografia classica con articoli, video
soprattutto, ma anche parecchi oggettini veramente
interessanti per sado-maso e ultimamente, dietro pressanti
richieste, per amanti dell'infanzia.
A me che importa. Mica li giro io i filmini, mica li torturo
io quei corpi: a me piace guardare! E poi vendo i video! Mi
interessa solo potermi mantenere i miei sfizi: la carne
cruda sottilissima due volte al giorno per il carpaccio, i
topolini vivi da dare in pasto a Dick, il pitone maculato
che tengo in un vetrina, le creme francesi per le mie
eruzioni cutanee, i liquori, i coltelli per la mia
collezione e per finire tutto ciò che riesco a trovare in
giro per rendere variegata la gamma dei prodotti che offro.
Personalmente, l'attorcigliarsi di corpi nudi, siano essi di
uomini, donne o bambini, intenti in attività sessuali, non
mi procura la benchè minima emozione se non è condita dalla
violenza : l'unico vero passatempo per me sono i film dove
il sangue la fà da protagonista.
Non appena assisto ad una scena dove un corpo viene
martoriato, non importa con quale arma od oggetto, non
importa la tecnica che viene usata, ecco che tutto il mio
essere viene pervaso da quella particolare estasi attiva che
solo una forte emozione erotica può procurare.
- Perchè guardi solo i video e a volte non ti fai
coinvolgere direttamente, dal vivo - mi chiese qualcuno
qualche tempo fa.
Dal vivo? Vorrei, si, vorrei: ho avuto qualche occasione ma
al momento decisivo non ne ho avuto il coraggio.
Verso un pò di bourbon nel bicchiere e premo Play sul
telecomando. Le immagini di Pulp fiction riprendono a
scorrere sullo schermo: John Travolta, revolver in mano, si
volta verso il tipo seduto nel sedile posteriore
dell'automobile e incidentalmente fa partire un colpo che lo
uccide. Mentre ascolto l'attore che si lamenta perchè
frammenti di cervello della vittima gli hanno sporcato la
giacca, provo un primo violentissimo brivido e capisco che
per me è ormai troppo tardi per evitare l'ennesima crisi. In
breve, massimo quindici secondi, i miei nervi si tendono
allo spasimo ed osservo le mie membra contrarsi
paurosamente. La domanda che mi martella in testa rimane
purtroppo senza risposta: perchè Tarantino non ha inquadrato
la testa della vittima mentre veniva spappolata dal
proiettile?
Ma non c'è piu' tempo per nessuna risposta: perdo
definitivamente il controllo di me, mi alzo e con la prima
cosa che mi capita a portata di mano, una mazza da golf,
inizio a menare fendenti alla cieca.
Soprammobili, quadri, una lampada, parecchi bicchieri e la
vetrata che divide il soggiorno dall'entrata vanno distrutti
nell'arco di poche decine di secondi. Poi, per fortuna, pur
non riuscendo a calmarmi completamente, realizzo che l'unica
cosa che può attenuare la mia tensione distruttiva, è
assistere a qualcosa di reale ed esplicito. Le schegge di
vetro mi fanno sanguinare le braccia ed il viso mentre mi
avvicino alla gabbia delle cavie: ne afferro una per la
coda, mi avvicino alla parete di vetro dietro la quale Dick
serpeggia tra roccie e felci e gliela dò in pasto. Assisto
alla breve caccia ed al conseguente macabro pasto e
finalmente ottengo l'effetto desiderato. Comincio a calmarmi
e dopo alcuni minuti durante i quali la mia respirazione da
convulsa ridiventa quasi normale, sono nuovamente padrone di
me.
Non riesco a spiegarmi questa strana forma di sdoppiamento
che mi affligge: durante le crisi sò perfettamente cosa sta
succedendo! Il dramma è che non sono in grado di
controllarmi: è come se fossi posseduto da un'entità, da una
forza sovrastante.
Le ragazze di vita, sù a King Cross, dicono che guardo
troppi filmini e che certe volte i miei occhi diventano due
sottili fessure ed il mio sguardo sembra perdersi dietro a
chi sa quale visione. Bohh!? Delle volte penso che dovrei
andare al Community Centre di Kensington, quello sulla Anzac
Parade, a parlarne con qualcuno di queste mie crisi. Ma poi,
l’imbarazzo di parlare di certe cose prevale sempre e non ci
vado mai. Potrei anche cercare di mischiarmi un pò di più
con la gioventù normale, non sempre e solo con la
popolazione variegata e torbida di un quartiere a luci
rosse: quelli che ci lavorano intendo, non quelli che ci
vanno a cercare il brivido che dia una sferzatina alla loro
esistenza.
Comunque adesso sono spossato: ho bisogno di lavar via
questa sensazione di sottile vergogna di me stesso, che
sorge quando, una volta calmatomi, mi guardo intorno e vedo
la mia rovina, la mia sconfitta come animale sociale. E
fortunatamente, non succede spesso!
Parole, solo parole! Vado in bagno a ripulirmi e dopo aver
risistemato il soggiorno uscirò! E' meglio: così mi
distraggo un pò e in più lavoro, chè un paio di centoni
extra in tasca, considerando i danni che ho fatto, non
guastano affatto. |
![[Danilo Sidari]](../images/sidari.jpg) |