Chi ha paura del «Basic English»? La conoscenza dell'inglese nelle facoltà umanistiche NEW
La riuscitissima tavola rotonda organizzata dall’Accademia della Crusca ha sollecitato la mia riflessione su un tema che, prima da studente, poi da impiegato (presso l’Ufficio programmi europei di un ateneo statale) e da addottorando, infine da docente, ho sempre considerato fondamentale; un tema che richiama memorie ed esperienze di oltre quindici anni trascorsi nell’università italiana.
Mi pare che la presenza del professor Azzone abbia orientato l’attenzione di tutti gli interventi successivi verso il problema della lingua o delle lingue di cui servirsi per insegnare le discipline scientifiche (nel senso di scienze ‘dure’). Con argomentazioni diverse, legate alla diversa formazione culturale dei relatori, è stato difeso il diritto di cittadinanza della nostra lingua come strumento di formazione e di trasmissione del sapere scientifico.
Nulla si è detto, invece, delle discipline umanistiche. Se è lecito nutrire dei dubbi nei confronti di una «messa al bando» dell’italiano dalle facoltà scientifiche, è doveroso prendere atto della deplorevole povertà del repertorio linguistico di chi frequenta le facoltà umanistiche.
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